LIMONOV E PASOLINI

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 "L'atteggiamento che la gente ha nei miei confronti può essere paragonato a quello verso  Pasolini.   Ho letto molti bei libri in francese su  Pasolini  e conosco molto bene la sua opera.  

Secondo me è possibile, con una lieve forzatura, paragonare la mia vita a quella di Pasolini : un uomo-scandalo, una persona di grande talento che veniva accusata continuamente di tutti i peccati possibili, non importa se fossero veri o falsi."

                                                    Eduard Limonov                                                    Intervista con Marco Dinelli - 2005

 

                  TUTTA L'INTERVISTA, QUI :

http://www.tout-sur-limonov.fr/412678053 

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                 LEGGERE QUI :

La pelle della poesia. Limonov racconta Pasolini.

Si tratta di uno scritto di Eduard Limonov su Pasolini ancora inedito in Italia.  (2 novembre 2016)  

 

Estratto dal suo libro, Mostri sacri (ritratti), Ad marginem, Mosca 2003.
Uno degli otto libri scritti in carcere da Eduard Limonov, dal marzo 2001 fino al luglio 2003.

 

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    A OSTIA CON  IL FUOCO IN CORPO

 

Francesca Mastruzzo 

2 novembre 2014

http://www.finzionimagazine.it/news/approfondimento-news/a-ostia-con-il-fuoco-in-corpo/

 

Quando Eduard Limonov si ritrovò a passeggiare su una spiaggia di Ostia, nel novembre del 1974, non avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe successo qualche mese dopo in quello stesso luogo. *

Era l'anno in cui lo scrittore ucraino aveva ottenuto il permesso di espatrio dall'URSS, e con Elena Schapova, sua moglie di allora, era finito a Roma, come molti transfughi sovietici, ad aspettare di essere smistati negli Stati Uniti. Un destino condiviso da molti. Roma fu per alcuni anni un crocevia di scrittori e artisti russi. Alcuni si incontravano per la prima volta nella Città Eterna, altri erano destinati a incontrarsi di nuovo, di solito a New York. 

A Roma Limonov viveva vicino alla stazione Termini, dove pagava una cifra allora esorbitante per una stanza in un appartamento con altre 13 persone. Ironia del destino, si trovava nella stessa situazione in cui si era costretti a vivere in Unione Sovietica. Le kommunalky, le “case in comune”, erano proprio abitazioni in cui si condivideva forzatamente la vita con almeno una decina di sconosciuti. Poi gli era arrivata l'offerta di una stanza più a buon mercato a Ostia, ed era andato a vederla. L'aveva trovata ripugnante. Deluso, aveva passato il resto della giornata, in attesa del treno, a bighellonare sulla spiaggia con la sua Elena. Ostia gli era sembrata sporca, polverosa, squallida.

Quando l'anno dopo seppe che Pier Paolo Pasolini era stato ucciso lì, stentò a crederci. Ma il punto era esattamente quello, con le reti e il muschio che ci cresceva sopra, l'aveva riconosciuto da alcuni particolari.

A suo tempo, Limonov aveva visto il Vangelo secondo Matteo, ma la folgorazione era avvenuta nel 1981, quando a Parigi aveva assistito a Salò o le 120 giornate di Sodoma, durante una sfortunata proiezione in cui quasi tutto il pubblico della sala aveva abbandonato disgustato il cinema. Da allora aveva cercato di saperne di più. Emigrato, si era imbattuto a Les Alles in un'edizione francese di Ragazzi di vita e l'aveva trovato molto simile al libro che lui stesso aveva appena finito di scrivere: L'adolescente Savenko (Eddy-baby ti amo nell'edizione italiana).  Affamato di letture pasoliniane, era andato in cerca di Teorema.

L'identificazione di Limonov con Pasolini copre più aspetti. Limonov lo definisce “scandaloso”, un diavolo per la destra e un personaggio scomodo anche per la sinistra, che pur se ne serviva. Un uomo per cui “nell'Italia cattolica non c'era posto”. Un uomo per cui l'aderenza di vita e arte era tale da aver trovato la sua fine quasi nello stesso modo di uno dei personaggi da lui inventati in Ragazzi di vita. Limonov lo definisce un genio, anzi, uno degli ultimi geni del Novecento, e vede persino nella sua fisionomia, che paragona a quella del legno bruciato, della pelle che viene conciata dalla lava (Limonov parla di “fuoco dell'Ade”), nelle rughe, nei muscoli tonici pronti a scattare, tutta l'energia dell'artista. 

Della morte del suo eroe ha una visione casuale: un ragazzo di vita, un delinquentello tra tanti, come quelli che Limonov aveva visto a Ostia quella giornata d'inverno, lo aveva ucciso per rubargli la macchina. Tale la fiction, tale la vita. In fondo non era così incredibile che Pasolini trovasse la morte in quel “posto immondo”. Era uno dei tanti luoghi estremi, popolato da personaggi estremi, che aveva ritratto nei suoi film. 

 

Fonte: Eduard Limonov, Cvjaščennye monstry, [Mostri sacri - ritratti] Mosca, Ad Marginem, 2003.