Luca Bagatin su Eduard Limonov

In Italia, uno dei migliori conoscitori della Russia, della sua vita politica e della sua letteratura è certamente Luca Bagatin.
Puoi leggere i suoi articoli sul quotidiano on line Alganews:

https://www.alganews.it/tag/luca-bagatin/

E anche sul suo blog: 

http://amoreeliberta.blogspot.com/

 

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mercoledì 28 agosto 2019

 In questi anni ho scritto molto a proposito di Eduard Limonov, al secolo Eduard Veniaminovič Savenko, della sua vita e delle sue battaglie e di quelle dei suoi militanti (a questo link un mio articolo biografico su di lui http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/05/eduard-limonov-un-dissidente-dalla.html).

 
A tale proposito mi è stato molto utile anche il sito web – in cinque lingue – curato da anni dall'amico José Setien, il quale raccoglie un vero e proprio archivio delle opere e delle imprese letterarie e politiche del Nostro (http://www.tout-sur-limonov.fr/). In proposito, peraltro, ho avuto modo di intervistare José alcuni anni fa (http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/06/eduard-limonov-un-dissidente-dalla.html). 
Penso che Eduard Limonov sia un personaggio interessante, trasgressivo, senza peli sulla lingua.
In questo periodo il partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, da lui fondato e guidato, ha organizzato diverse manifestazioni per il rispetto dei diritti costituzionali e sociali, contro l'oligarchia liberale in Russia e per il rispetto dell'ambiente. Un po' come stanno facendo da mesi, di sabato in sabato, i Gilet Gialli in Francia.
Sino ad oggi non avevo mai pensato di proporgli una intervista. Pensavo mi avrebbe mandato a quel paese. Limonov, come ha avuto modo di dirmi apertamente, infatti, non ama per nulla rispondere alle interviste ed è stato anche grazie alla comune amica Olga Shalina, responsabile del partito di Mosca, che ringrazio e delle cui imprese politiche e sociali ho avuto modo di parlare in un altro articolo (http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/10/olga-shalina-paladina-contro-le-torture.html), se sono riuscito a realizzare questa breve intervista.
 
Che progetti state portando avanti ?”, chiedo a Limonov. 
“Che progetti ? Stiamo cercando di fare e costruire un avvenimento eroico”, mi risponde.
Avete contatti con gli altri partiti di opposizione al governo Putin ?” 
“Non ho nessuna relazione con Kasparov, Kasianov, il KPFR e i vari liberali”.
 
Lo incalzo, dunque, chiedendogli del suo relativamente recente passato politico.
Assieme al musicista Egor Letov ed al filosofo Aleksandr Dugin, lei è stato il fondatore del Partito NazionalBolscevico, messo fuorilegge dalla Corte Siprema nel 2007. Come lei ebbe modo di dire, è stato un partito senza politici di professione, basato sulla generazione punk. Un'idea rivoluzionaria e trasgressiva direi !” 
“Sì, è stato il partito dei ragazzi proletari, appartenenti in particolare al movimento punk. Io sono sempre stato un estremista”, mi risponde lui.
 
Gli chiedo, quindi, cosa ne pensi dell'attuale relazione fra Europa e Russia, in generale. Lui è molto pessimista e, senza giri di parole, mi risponde: 
“E' una relazione di merda. L'Europa non è indipendente. E' un vassallo degli USA. Non bisogna intrattenere relazioni con l'Europa”.
 
Passo quindi a porgli domande sulla sua attività di intellettuale. In Italia, peraltro, di recente, il regista Mimmo Calopresti, ha realizzato un documentario dal titolo “Limonov e Pasolini”, ove lo scrittore russo è stato messo a confronto con il poeta e scrittore friulano. C'è chi, peraltro, l'ha paragonato a Gabriele d'Annunzio. Gli chiedo che cosa ne pensi in merito. Limonov, in realtà, non sembra molto interessato alla cosa. Risponde infatti che accetta tutte le “sciocchezze” che dicono su di lui.
"Девочка-Зверь" - Mosca 2003 ("Una ragazza - Una bestia") --- Selezione di racconti che parlano della sua vita negli Stati Uniti e in Europa.
Anche sotto il profilo sentimentale non si sbottona più di tanto. Limonov ha sempre suscitato un certo fascino sul genere femminile. Ha avuto diversi matrimoni alle spalle e relazioni amorose. Purtuttavia, in merito, si limita a rispondere: 
“Le donne ? Ho una relazione con la stessa donna da dieci anni”.
 
Una delle cose che spesso mi ha colpito dei suoi romanzi, pressoché tutti biografici, è l'aspetto trasgressivo e a tratti erotico. Gli chiedo che cosa ne pensi dell'erotismo. Mi risponde che lui è semplicemente stato un uomo per tutta la vita. “L'erotismo è letteratura”, afferma.
 
Azzardo nel chiedergli se attualmente stia lavorando a un nuovo romanzo, se può darmi qualche anticipazione, ma Limonov frena: 
“Conservo i miei segreti. Non scrivo mai un singolo romanzo. Tutti i miei libri sono saggi o memorie”, mi risponde.
 
Per concludere, gli chiedo come si definirebbe, lui che è – si potrebbe dire – un personaggio storico, al quale è stato dedicato un romanzo biografico (nel quale ad ogni modo ha sempre affermato con forza che non si riconosce per nulla) - “Limonov” di Emmanuel Carrère – e che, sin dagli Anni '60, ha rappresentato e continua a rappresentare un'epoca di passaggio dal XX al XXI secolo.
La risposta d'effetto del Nostro non si fa attendere: 
“Mi definisco un piantagrane”.
 
Ecco che, dunque, Eduard Limonov non mi ha mandato a quel paese. Purtuttavia non ha rinunciato al suo stile caustico, che in effetti non mi ha stupito più di tanto.
 
                                                                        Luca Bagatin
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 "Altra Russia" di Eduard Limonov in piazza a Mosca per i diritti costituzionali e sociali. 

Articolo di Luca Bagatin 

sabato 1 giugno 2019 

Venerdì 31 maggio 2019 si è tenuta, a Mosca, davanti al monumento degli Eroi della Rivoluzione del 1905, una manifestazione del partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, alla presenza del suo leader, lo scrittore Eduard Limonov e di numerosi giovani e giovanissimi militanti.
 
Scopo della manifestazione, quello di denunciare la necessità di libertà di riunione pacifica, attualmente limitata dal governo russo, in palese violazione dell'Articolo 31 della Costituzione Russa.
 
“Altra Russia”, con le sue fiere bandiere rosse con una granata al centro, nata dallo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (fondato da Limonov, Aleksandr Dugin e Egor Letov nel 1994), imposto dal governo Putin nel 2007, non è nuova a manifestazioni di tale tipo. Si pensi che lo scorso 10 marzo i militanti di “Altra Russia” erano in piazza a Mosca per denunciare la legge sul controllo di internet, approvata alla Duma. Da almeno dieci anni, inoltre, si mobilita in difesa della libertà di assemblea e di parola. E ciò, sin dalla fine degli Anni '90 e 2000, valse il plauso e la difesa dei nazionalbolscevichi da parte della giornalista Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006, la quale li definirà: "giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese".
Limonov, dopo lo scioglimento del Partito Nazional Bolscevico, aveva addirittura fondato un movimento chiamato “Strategia31”, il quale, nel 2009, organizzava manifestazioni l'ultimo giorno di ogni mese, proprio in difesa dei diritti costituzionali, della libertà di parola e di espressione nel suo Paese.
 
“Altra Russia”, in questa manifestazione, ha fatto presente come la Russia sia polarizzata: da una parte vi è il potere, il capitale e la Chiesa e dall'altra vi sono le persone comuni. Il famoso “il popolo contro le élite”, ricordato più volte dallo scrittore francese Alain De Benoist, che è anche uno dei punti di riferimento di Limonov.
 
Limonov ha raccontato della sua recente visita a Parigi, a sostegno dei Gilet Gialli, la cui lotta è la stessa condotta dal suo partito in Russia, ovvero alternativa al sistema oligarchico dominante e, non a caso, molti dei manifestanti, indossavano – simbolicamente – un gilet giallo.
I nazionalbolscevichi russi, chiedono dunque – oltre che libertà di assemblea, di parola e di associazione, anche il rilascio di tutti i prigionieri politici – molti dei quali appartenenti al loro stesso partito – nonché elezioni libere, che permettano a tutte le forze politiche di essere ammesse, cosa che ancora ad “Altra Russia” non è permesso fare, forse proprio per la sua intransigenza e il suo spirito popolare e intransigente. Denunciano inoltre, oltre che la riforma delle pensioni, anche la riforma del sistema di raccolta di rifiuti, che ritengono avvantaggi unicamente il business privato e generi un potenziale disastro ecologico. 

Durante la manifestazione, i militanti hanno distribuito inoltre un volantino che denuncia come il 57% della ricchezza del Paese si trovi nelle mani dell'1% dei russi più ricchi e delle oligarchie, mentre gli stipendi e le pensioni si riducono sempre di più. E, nel volantino, i militanti nazionalbolscevichi, chiedono pertanto la nazionalizzazione delle industrie di base dell'economia russa, dall'energia sino a quelle della costruzione di macchinari e l'introduzione di una imposta progressiva, in modo da ridurre il carico fiscale sulle persone comuni e sulle piccole imprese.

Di Eduard Limonov si è peraltro recentemente parlato in Italia, in quanto il regista Mimmo Calopresti ha realizzato un docu-film dal titolo “Limonov e Pasolini” – proiettato a Roma il 17 maggio scorso – che racconta la sua vita e la mette in parallelo a quella di Pier Paolo Pasolini.
 
Di Limonov, un anno fa, è stato pubblicato – da Sandro Teti - il romanzo autobiografico “Zona industriale”, mentre in Francia è stato editato da Bartillat il suo ultimo romanzo “Et ses démons”, che, a partire dall'operazione al cervello che ha subito nel marzo 2016 a causa di una malattia improvvisa (che egli attribuisce ad un sospetto tentativo di avvelenamento), racconta della sua nuova fidanzata, molto più giovane di lui, del tentativo di trovare una nuova guida ad “Altra Russia” e ricorda il periodo nel quale ha vissuto, dal 1998 al 2001, sulle montagne dell'Altaj, al confine con il Kazakistan, assieme a molti dei suoi militanti.
 
                                                                      Luca Bagatin
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giovedì 10 maggio 2018

Eduard Limonov: un dissidente dalla parte dei deboli.

Articolo di Luca Bagatin 

 

Eduard Limonov, al secolo Eduard Veniaminovich Savenko è, per il sottoscritto, il simbolo più fulgido del nostro tempo, così come in passato lo furono Gabriele d'Annunzio e Pier Paolo Pasolini.

 
Di lui e del suo partito, il Partito Nazionalboscevico, scrissi entusiasticamente già qualche anno fa, definendolo scrittore anti-intellettuale e anti-politico nel senso più positivo del termine.
 
Oggi ritorno a parlare di Limonov, scrittore e dissidente russo, e non smetterò di farlo nei mesi a venire credo, in quanto il suo ultimo libro - "Zona industriale" - edito da Sandro Teti, è in questi giorni presentato in Italia dallo stesso Limonov, il quale è uscito dal suo Paese natale dopo ben vent'anni.
 
Eduard Limonov è uno scrittore di 75 anni portati benissimo. Un dissidente integrale, impossibile da inquadrare e che non ama le etichette. E' un nazionalista moderato, un socialista "dalla linea dura", un anticapitalista capace di unire i valori della destra patriottica e della sinistra sociale tipici del Socialismo Russo, che è poi il miglior socialismo originario europeo dell'Ottocento: quello del populismo russo del XIX secolo, quello di Pierre Leroux, di Marx, Engels, Bakunin, Proudhon di cui parlano scrittori queli Michéa e De Benoist.
 
Limonov è un intellettuale dei nostri tempi senza pretese se non quella di promuovere la sua visione eurasiatica e nazionalbolscevica del mondo. Un autodidatta, ex teppista amante della letteratura e della poesia nell'URSS degli Anni '60, che negli Anni '70 si farà volutamente espellere per approdare negli USA ed ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme alla ex moglie Elena (che, come segnala anche il sito web www.tout-sur-limonov.fr, si trovava fra il pubblico romano alla presentazione di "Zona industriale" del 7 maggio scorso).
 
Negli USA, Limonov, inizierà a frequentare circoli culturali e alla moda e raggiungerà la prima notorietà nel 1979, attraverso il romanzo "Sono io, Edika", uscito postumo in Italia nel 1985 con il provocatorio titolo "Il poeta russo preferisce i grandi negri".
 
Bisessuale dichiarato, Limonov non smetterà mai di scandalizzare volutamente il pubblico con il suo linguaggio a tratti scurrile, violento, provocatorio, erotico all'estremo, ma anche profondamente sensibile. 
 
 
La scrittura e la vita di Limonov sono per molti versi state segnate dagli abbandoni sentimentali prima di Elena Schapova e successivamente della cantante Natalia Medveva, che lo sposò negli Anni '80.
Forse anche queste delusioni lo spingeranno a divenire un "poeta soldato", come d'Annunzio, partecipando negli anni '90 alla guerra civile nell'ex Jugoslavia a fianco dei serbi e successivamente tornando in Russia ed organizzando un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell'Unione Sovietica e vittime dell'avvento dei liberalismo oligarchico. Quel nucleo di "desperados", nel 1992, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito Nazionalbolscevico (PNB) e sarà ispirato alle teorie eurasiatiste del filosofo Aleksandr Dugin ed a quelle culturali e sociali della Nuova Destra di Alain De Benoist, ovvero un'unione fra un programma economico socialista autentico (superamento del capitalismo, giustizia sociale, lavoro collettivo, proprietà in comune) ed una visione nazionale in politica interna in grado di dare priorità allo Stato sull'economia ed una maggiore centralità della Russia in Europa.
 
Limonov, Dugin ed il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov saranno dunque i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale "Limonka" ("Granata") e riusciranno via via ad aggiudicarsi le simpatie dei nazionalisti e dei comunisti delusi dall'avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione della Russia in favore degli oligarchi e delle politiche globaliste e imperialiste degli USA e della NATO.
 
Il Partito Nazionalbolscevico sarà successivamente, con l'avvento di Vladimir Putin al governo, il maggior oppositore di quest'ultimo, al punto da ricevere il plauso sia di Elena Bonner, vedova del dissidente Andrej Sacharov, che della giornalista Anna Politkovskaja, la quale definirà i Nazbol dei"giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese".
 
Giovani coraggiosi e dissidenti al punto che il PNB sarà l'unico partito in Russia ad essere messo fuorilegge nel 2007 e molti dei suoi componenti saranno arrestati, fra cui lo stesso Limonov nel 2001 accusato di un inesistente traffico d'armi e ciò gli costerà ben due anni di carcere. E' in questi anni che scriverà altri dei suoi romanzi fra cui il "Libro dell'acqua", "Diario di un fallito" ed in particolare "Il trionfo della metafisica - memorie di uno scrittore in prigione".
Il suo ultimo libro, "Zona industriale", oltre a parlare della sua avventurosa vita, racconta anche dell'incontro con un ratto bianco femmina che gli ricorda gli ex compagni di cella e che egli decide di chiamare Krys, la quale odora di bucato appena tirato fuori dalla lavatrice in quanto ama mangiare il sapone. Le pagine dedicate a Krys sono forse le più tenere scritte da un autore che, sotto la scorza del "duro" ha un vero animo sensibile, che pur nella sua gioventù ha voluto nascondere.
 
Limonov ha vissuto sino al 2005 con Krys, morta un anno dopo suo padre e tre anni prima di sua madre, nel piccolo e umido appartamento moscovita dove lo scrittore vive, nella zona industriale Siry.
 
Limonov non si è infatti mai arricchito ed ha sempre odiato la ricchezza, nonostante abbia frequentato ambienti alla moda e la sua ultima moglie sia stata l'attrice Ekaterina Volkova, dalla quale ha avuto due bellissimi figli.
 
Eduard Limonov, divenuto famoso in Occidente negli ultimi anni grazie alla biografia romanzata scritta da Emmanuel Carrère, pubblicata in Italia da Alelphi, nella quale purtuttavia egli non si riconosce mimimamente, non ha comunque mai smesso di fare politica, divenendo, assieme ad Aleksandr Dugin (con il quale ha politicamente rotto, ma con il quale mantiene comunque una visione politica simile), Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa e la rivista francese socialista rivoluzionaria "Rébellion", punto di riferimento di una galassia politico intellettuale vasta e che sempre più affascina le nuove generazioni. Una galassia oltre la destra e la sinistra, in grado di abbracciare: suggestioni eurasiatiche; un'alternativa sociale ad una Europa e ad un mondo unipolare oligarchico-liberale; un ritorno al socialismo autentico ed originario, che è populismo nel senso autentico ed originario del termine, ovvero politica di popolo e per il popolo.
 
Non a caso Limonov si definisce un "dissidente dalla parte dei ribelli e dei deboli" e ricorda come in Russia, mentre lui è stato condannato a quattro anni di carcere di cui due scontati interamente (è uscito anticipatamente per buona condotta), il cosiddetto dissidente filo-occidentale Navalny è stato condannato al massimo a quindici giorni.
 
Oggi Limonov, che non ha mai lesinato critiche anche agli Stati Uniti d'America ed alla loro assurda pretesa di destabilizzare il mondo, ritiene che quello di Putin sia un potere assolutista, ma attualmente senza alternative e che in realtà la Russia sia governata da trenta famiglie. Ad ogni modo, nonostante al Partito Nazionalbolscevico sia impedito presentarsi alle elezioni (anni fa riuscirono a presentarsi in una composita alleanza unita da elementi liberali, socialisti, nazionalisti e comunisti denominata "L'Altra Russia", ma ottenendo pochi consensi), militanti nazionalbolscevichi rimangono comunque attivi in ogni parte dell'ex URSS, come ad esempio nella guerra in Ucraina a sostegno dei ribelli del Donbass contro i nazionalisti Ucraini. Qui i nazionalbloscevichi sono coordinati fra l'altro da Zachar Prilepin, anch'egli grandissimo scrittore e dissidente, che in Italia ha pubblicato con Voland bellissimi romanzi di storie e vite di periferia della Russia post-sovietica.
Negli ultimi anni, Limonov, è stato fermato diverse volte per manifestazioni non autorizzate contro il Cremlino e temeva che ciò gli impedisse di essere presente in Italia, in questo periodo, per le presentazioni del suo libro organizzate da Sandro Teti e che lo vedranno protagonista anche al Salone del Libro di Torino.
 
Limonov sembra dunque una figura in bilico, scrivevo all'inizio dell'articolo, fra d'Annunzio e Pasolini. Fra il "poeta soldato", l'esteta rivoluzionario innamorato della sua idea ed al contempo dell'emancipazione degli oppressi ed il poeta di vita, di strada, l'intellettuale dissidente.
 
Limonov non è un intellettuale da salotto, questo è certo. E' un autodidatta, antiborghese, anticonformista, anarcoide, socialista autentico.
 
Ultimo ma non ultimo dei rivoluzionari del momento presente nel quale viviamo. Il momento che De Benoist ha definito, giustamente, "momento populista" nel senso più positivo del termine: quello del riscatto dei poveri, dei popoli, degli opporessi da ogni oligarchia.
 
                                                                      Luca Bagatin
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